In parole normali
“Accessibilità web” suona come un termine tecnico per addetti ai lavori. Non lo è.
Vuol dire semplicemente questo: un sito web accessibile funziona bene per chiunque lo visiti — indipendentemente da come naviga, che dispositivo usa, che difficoltà ha o non ha.
Non è una funzione extra da aggiungere alla fine. È un modo di costruire le cose fin dall’inizio.
La legge entrata in vigore nel 2025
Nel giugno 2025 è entrato in vigore in Italia il European Accessibility Act (EAA), la direttiva europea che stabilisce requisiti minimi di accessibilità per prodotti e servizi digitali — inclusi i siti web.
Non è una legge rivolta solo ai grandi portali istituzionali. Riguarda chiunque metta un servizio digitale a disposizione del pubblico nell’Unione Europea.
Cosa vuol dire concretamente? Che un sito web deve essere utilizzabile anche da chi ha disabilità visive, uditive, motorie o cognitive. Non è una raccomandazione — è un requisito.
Chi sono le persone che escludi senza saperlo
Ecco dove molti si perdono: pensano che “accessibilità” significhi “sito per persone con gravi disabilità”. In realtà, le situazioni in cui un sito inaccessibile crea problemi sono molto più comuni di quanto si creda.
Le barriere visive non riguardano solo chi non vede. Testo piccolo e colori a basso contrasto creano problemi a chiunque legga sotto il sole, agli anziani, a chi usa uno schermo mediocre. Sono milioni di persone.
Le barriere motorie non riguardano solo chi ha disabilità motorie. Chi naviga con una mano sola mentre porta la spesa, chi ha le dita fredde e fatica a cliccare pulsanti piccoli — sono situazioni normalissime che un sito mal costruito rende frustranti.
Le barriere cognitive non riguardano solo chi ha difficoltà cognitive. Pagine dense di testo senza struttura, menù incomprensibili, form che non spiegano gli errori — sono problemi per chiunque abbia fretta o non sia particolarmente esperto di tecnologia.
Tutte persone reali. Tutti tuoi potenziali clienti.
Perché Google premia i siti accessibili
Non è un caso. Google valuta l’accessibilità come un segnale di qualità per due motivi precisi.
Il primo è strutturale: un sito accessibile ha HTML semantico corretto, testo alternativo per le immagini, struttura dei titoli logica. Sono le stesse cose che aiutano Google a capire di cosa parla il sito.
Il secondo è pragmatico: Google vuole mostrare ai suoi utenti siti che funzionano per tutti. Un sito che esclude una parte degli utenti è, per definizione, un sito di qualità inferiore.
Il risultato: siti accessibili tendono a posizionarsi meglio. Non è magia — è una conseguenza diretta di come funzionano i motori di ricerca.
5 cose concrete che rendono un sito accessibile (o no)
1. Il contrasto dei colori. Il testo deve essere leggibile su qualsiasi sfondo. Esistono standard precisi (ratio minimo 4.5:1 per testo normale). Testo grigio chiaro su sfondo bianco — comune nei design moderni — spesso non supera questa soglia.
2. Il testo alternativo sulle immagini.
Ogni immagine che porta informazione deve avere un testo alternativo (alt) descrittivo. Non “immagine1.jpg” — una descrizione reale di cosa mostra. È quello che leggono i lettori di schermo e quello che Google indicizza.
3. La navigazione da tastiera. Un sito deve potersi usare completamente senza mouse. Chi non può usare un mouse deve poter navigare con Tab, Invio e le frecce. Questo si rompe spessissimo nei siti costruiti senza attenzione.
4. I form con etichette.
Un campo di testo senza etichetta visibile è inutilizzabile per chi usa un lettore di schermo. Ogni campo deve avere un <label> collegato correttamente — non solo un placeholder che scompare quando scrivi.
5. La struttura dei titoli. I titoli (H1, H2, H3…) non sono solo questione di dimensione del font. Definiscono la gerarchia del contenuto — per i lettori di schermo, per Google, e per chiunque scannerizzi la pagina cercando informazioni.
Non è un costo extra: è qualità
Quando un sito è costruito correttamente dall’inizio, l’accessibilità non è un costo aggiuntivo — è una conseguenza naturale di fare le cose bene.
Il problema arriva quando si tenta di “aggiungere l’accessibilità” a un sito già costruito male. In quel caso sì, diventa lavoro extra. Ma è lo stesso tipo di problema che si ha quando si cerca di sistemare le fondamenta di una casa già costruita.
Ho conseguito la certificazione WAI0.1x — Introduction to Web Accessibility, rilasciata da W3C e edX, per integrare questo principio in ogni progetto — non come requisito da spuntare, ma come modo di ragionare fin dalla prima riga di codice.
Se vuoi sapere se il tuo sito attuale ha problemi di accessibilità, scrivimi dalla pagina contatti.
Nota tecnica: lo standard di riferimento è WCAG 2.1 livello AA, ora richiesto dal EAA. Comprende 50 criteri di successo organizzati su tre principi: Percepibile, Utilizzabile, Comprensibile, Robusto (POUR). Gli strumenti di audit automatico (Axe, Lighthouse Accessibility) coprono circa il 30-40% dei problemi reali — il restante richiede test manuali e testing con screen reader (NVDA, VoiceOver). In Astro, l’accessibilità parte da HTML semantico nativo: niente
<div>cliccabili,<button>per le azioni,<a>per la navigazione,roleearia-*solo quando il markup nativo non è sufficiente.