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L'AI può fare il mio sito web? La risposta onesta

Sempre più persone mi dicono 'tanto ci pensa l'AI'. In parte hanno ragione. In parte si sbagliano. Questa è la risposta onesta — anche se va contro i miei interessi dirla.

La domanda che sento sempre più spesso

“Ho usato ChatGPT e mi ha fatto tutto il sito. Bastava chiedere.”

È una cosa che sento sempre più spesso. E la prima cosa che voglio dire è: non è una bugia. L’AI può effettivamente generare codice HTML, CSS e JavaScript. Può creare strutture di pagina, scrivere testo, produrre immagini. Se chiedi a ChatGPT “fammi una pagina web per il mio ristorante”, ti risponde con qualcosa che ha l’aspetto di un sito.

Ma c’è una differenza tra qualcosa che sembra un sito e qualcosa che funziona come un sito professionale. E quella differenza vale la pena capirla — non per difendere la categoria dei developer, ma perché riguarda direttamente il risultato che ottieni.


Cosa sa fare l’AI (e lo fa davvero bene)

L’AI è uno strumento straordinario. Non lo dico per fare la figura di chi è “open minded” — lo dico perché lo uso ogni giorno nel mio lavoro.

L’AI sa:

  • Generare codice a partire da descrizioni in linguaggio naturale
  • Spiegare errori e suggerire correzioni
  • Produrre bozze rapide di strutture HTML/CSS
  • Automatizzare parti ripetitive dello sviluppo
  • Sintetizzare documentazione tecnica complessa

Questi sono guadagni di produttività reali. Un lavoro che richiedeva un pomeriggio ora richiede un’ora. Questo è il valore autentico dell’AI come strumento.


Cosa non sa fare l’AI

Qui sta il punto che spesso sfugge.

L’AI non conosce la tua attività. Sa generare un sito per “un ristorante generico”. Non sa che il tuo ristorante ha un forno a legna del 1960, che serve principalmente un’utenza turistica estiva, che il tuo punto di forza è il pesce fresco del giorno. Quella specificità — il motivo per cui qualcuno dovrebbe scegliere te — deve venire da te. È irriproducibile.

L’AI non sa come ti trovano i tuoi clienti su Google. Generare HTML non è la stessa cosa che ottimizzare un sito per i motori di ricerca. SEO non vuol dire “mettere le parole chiave nel testo”. Vuol dire struttura semantica corretta, velocità di caricamento, mobile usability, schema markup, canonical URL, sitemap, link building. L’AI può produrre codice — ma non ha una strategia per il tuo mercato locale.

L’AI non sa se il sito è accessibile. Un sito generato da AI spesso ignora decine di requisiti di accessibilità: contrasto dei colori insufficiente, immagini senza testo alternativo, form senza etichette, navigazione da tastiera non funzionante. Questi non sono dettagli estetici — sono barriere reali per gli utenti con disabilità, e dal giugno 2025 sono anche requisiti normativi (European Accessibility Act).

L’AI non si assume responsabilità. Se il sito che l’AI ha generato causa un problema — un form che non funziona, un errore che perde dati, una vulnerabilità di sicurezza — non c’è nessuno a rispondere. È codice generato senza verifica reale.


L’analogia giusta

Pensa a un GPS. Un navigatore satellitare sa trovare la strada più veloce da A a B. Sa ricalcolare il percorso se incontri traffico. È uno strumento utilissimo.

Ma non guida al posto tuo. Non rallenta per la pioggia. Non valuta se il percorso proposto è percorribile con il tuo tipo di veicolo. Non si accorge che quella strada è chiusa per un mercato settimanale che non è nelle mappe.

L’AI è il GPS del developer. Accelera il percorso, suggerisce soluzioni, riduce il tempo per arrivare. Ma ci vuole ancora qualcuno che guidi — che conosca il contesto, che si prenda la responsabilità del risultato, che faccia le scelte giuste quando lo strumento non sa cosa fare.


Perché te lo dico (anche se va contro i miei interessi)

Me lo sono chiesto anch’io. E la risposta è semplice: perché è vero.

Se hai un budget zero, tempo da investire e voglia di imparare, l’AI ti può aiutare a costruire qualcosa di funzionante. Non sarà ottimizzato, non sarà accessibile, probabilmente non si troverà su Google — ma esistere online è comunque meglio di non esistere.

Se invece vuoi un sito che lavori per te — che porti clienti, che si posizioni su Google, che funzioni su tutti i dispositivi e per tutti gli utenti — allora l’AI come sostituto non basta. Come strumento nelle mani di chi sa usarlo, invece, è uno dei motivi per cui il lavoro è diventato più veloce e più preciso.

La differenza non è tra AI e developer. È tra uno strumento usato bene e uno sfruttato in modo ingenuo.


Hai già provato a creare un sito con AI e non sei soddisfatto del risultato? Scrivimi dalla pagina contatti — possiamo parlarne.


Nota tecnica: uso strumenti AI (GitHub Copilot, Claude, ChatGPT) quotidianamente nel mio workflow. Li uso per generare boilerplate, spiegare comportamenti inattesi, proporre soluzioni alternative e velocizzare la scrittura di test. Ogni output viene verificato, compreso e integrato consapevolmente. La differenza tra un developer che usa l’AI e un utente che la usa è esattamente questa: la capacità di valutare criticamente l’output invece di fidarsi ciecamente.